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Vitigni Autoctoni Abruzzesi – Seconda Parte
Rosa D'Ancona – 1 Dicembre 2005



Vitigni a bacca bianca

Trebbiano Abruzzese e Trebbiano Toscano
Si ritiene che la presenza del vitigno Trebbiano nell'Italia centrale risalga all'epoca romana, anche se non esistono certezze storiche. Plinio infatti, descrive un 'Vinum Trebulanum', il cui nome secondo il Prof. Franco Cercone è dato dall'aggettivo trebulanus, derivante dal sostantivo trebula, con il significato di casale o fattoria, ma non è certo che questo si riferisse anche al vitigno. Il termine Trebbiano, secondo la sua etimologia, indica quindi in via generale un vino bianco locale, che oggi definiremo 'paesano' o 'casereccio', prodotto nei vari poderi o fattorie di campagna per l'uso degli stessi contadini. Ma il Prof. Mariano Corino, curatore della traduzione dell'opera De Naturali Vinorum Historia de Vinis Italiae del Bacci, fa spesso riferimento al vino Trebulano proveniente da Trebula, oggi Treglia, in Campania.

La presenza storica del Trebbiano in Abruzzo risale al 1550 e si rileva più tardi anche nella monografia di Raffaele Sersante del 1856, che ricorda come questa varietà fosse largamente diffusa e nota, non solo nel mondo rurale, con la designazione di 'uva passa'.

Oggi un gran numero di vitigni portano il nome di Trebbiano, sovente accompagnato da un nome geografico che dovrebbe indicare il luogo di origine o di maggior diffusione, ma tentare di descriverne le differenze fra i vari cloni è impresa assai ardua. Infatti per molti anni il Trebbiano Abruzzese è stato confuso con il Bombino Bianco, tanto che nel disciplinare di produzione del Trebbiano d'Abruzzo è riportato tutt'oggi che il vino "deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti composti dai vitigni Trebbiano d'Abruzzo (Bombino Bianco) e/o Trebbiano Toscano ...".

  Trebbiano d'Abruzzo
  Trebbiano d'Abruzzo
  Passerina
  Passerina
  Montonico Bianco
  Montonico Bianco
  Cococciola
  Cococciola
  Montepulciano d'Abruzzo
  Montepulciano d'Abruzzo
   

Il Trebbiano Abruzzese, iscritto nel catalogo nazionale delle varietà nel 1994 (D.M. 24.11.1994), appartiene quindi alla grande famiglia dei Trebbiani e, come afferma Giancarlo Moretti nel volume Il Trebbiano d'Abruzzo, è molto vicino alla tipologia Biancame, un biotipo del Trebbiano Toscano. Nel complesso il Trebbiano presente in Abruzzo (circa 14.000 ettari) ha grappolo grande più o meno alato, compatto o molto compatto, a forma piramidale. È un vitigno a germogliamento medio-tardivo, così come la maturazione che, nel Toscano, è leggermente anticipata rispetto all'Abruzzese (indicativamente dal 20 settembre al 10 ottobre). Si ottengono vini di colore giallo paglierino, più o meno carico, con riflessi appena verdognoli, profumi più o meno intensi ed abbastanza persistenti di frutta e fiori, con tipico retrogusto di mandorla amara. Eccellenti sotto il profilo olfattivo e gustativo sono i vini ottenuti con l'uso di affinamento in legno, sia in botti piccole che in tini di maggiori dimensioni.

Passerina
Appartenente alla famiglia dei Trebbiani, questo può essere considerato un vitigno autoctono delle regioni centrali dell'Italia. Viene coltivato su modeste superfici, soprattutto nelle Marche ed in Abruzzo, dove ha avuto diverse denominazioni: Trebbiano Campolese o Camplese nel teramano e nell'aquilano, Trebbiano Scenciato nel chietino e Trebbiano Dorato nel pescarese. Il grappolo è medio, quasi spargolo, alato-composto. La maturazione è medio-tardiva, caratterizzata dalla lenta accumulazione degli zuccheri, senza che al contempo si verifichi una proporzionale demolizione dell'acidità. La Passerina ha dimostrato una buona resistenza alle principali avversità, compresa la botrite, assicurando inoltre buone produzioni per ettaro. Il vino prodotto è di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, a volte dorati; aromi fruttati, floreali e speziati, con sentori di agrumi e vegetali secchi, abbastanza intenso e persistente; normalmente acidulo, con retrogusto amarognolo e buona struttura.

Pecorino
Vitigno di origine incerta che appartiene all'antica famiglia dei Trebbiani ed è presente da lungo tempo nelle regioni dell'Italia centrale (Marche ed Abruzzo in particolare), dove è probabilmente noto anche con denominazioni diverse. Il grappolo è medio, lungo, piramidale-cilindrico, spesso alato, semiserrato o spargolo. La maturazione è medio-precoce, appena precedente quella del Trebbiano Toscano, intorno alla seconda decade di settembre. Buone le rese per ettaro. Dalla vinificazione in purezza si ottiene un vino dalla spiccata tipicità, di colore giallo paglierino con riflessi lievemente dorati o verdognoli; dai profumi abbastanza intensi e persistenti di fiori e frutta, in particolare di mela e banana, e di spezie. È mediamente acido, lievemente amaro e possiede una buona struttura.

Montonico Bianco
Il vitigno Montonico è presente in Abruzzo almeno dalla seconda metà del 1800 ed è coltivato soprattutto nella provincia di Teramo (Montonico di Bisenti e Poggio delle Rose). Il grappolo è grande, lungo, compatto o molto compatto, cilindrico-piramidale. La maturazione è tardiva ed avviene in media nella seconda decade di ottobre, ma il periodo di raccolta può variare in funzione dell'uso del mosto, anticipandolo quando viene utilizzato per base spumante, grazie alla sua discreta acidità. Predilige un ambiente temperato fresco, su terreni non molto fertili e presenta un comportamento vegeto-produttivo abbastanza incostante. Il vino prodotto è di colore giallo più o meno carico, a volte con riflessi verdognoli, di gradazione medio-bassa, con lievi profumi di frutta e spezie, lievemente astringente e di buona struttura.

Cococciola
Vitigno autoctono abruzzese a bacca bianca, coltivato soprattutto in provincia di Chieti, nei comuni di Vacri, Ari e Rocca San Giovanni e presente solo sporadicamente in altri territori viticoli regionali. Viene usato solo in uvaggio con altre varietà, in particolare con il Trebbiano. Il grappolo è grande, spesso alato e irregolare, più o meno compatto, a maturazione tardiva (indicativamente prima decade di ottobre). Il vino prodotto è di colore giallo paglierino scarico, di media struttura, con un'acidità sostenuta che si conserva per lungo tempo ed un tipico aroma erbaceo poco intenso e persistente.

Vitigni a bacca rossa

Montepulciano
La prima notizia storica sulla presenza del vitigno Montepulciano in Abruzzo è contenuta nell'opera di Michele Torcia dal titolo Saggio Itinerario Nazionale pel Paese dei Peligni (Napoli 1793). Durante il suo viaggio, fatto nel 1792, l'archivista e bibliotecario di Re Ferdinando IV ebbe infatti modo di osservare il vitigno Montepulciano e di degustarne il vino nell'agro sulmonese, da lui definito per la feracità del suolo "la vera tempe dell'Italia". La provenienza di questo vitigno nell'area sulmonese resta sconosciuta ma, come afferma il Prof. Franco Cercone (ndr. Storico e studioso della materia), l'ipotesi più accreditata è che esso provenisse dal territorio del comune di Montepulciano, in Toscana, con il nome di Prugnolo, cambiato da subito in Montepulciano, secondo la consuetudine dell'epoca di chiamare con il nome geografico di provenienza i vini e spesso anche i relativi i vitigni.

A prescindere comunque dal vero luogo di provenienza sta di fatto che in Abruzzo nei primi decenni dell'ottocento il vitigno Montepulciano restò in splendido isolamento nella Conca Peligna, dove ebbe modo di rinnovarsi e di evolversi sotto il profilo ampelografico, come ci conferma Panfilo Serafini (Sulmona 1817-1864) nella Monografia Storica di Sulmona, apparsa nel 1854 a Napoli sul notissimo periodico Il Regno delle Due Sicilie Scritto ed Illustrato, quando dice: "Le viti più comuni sono il Montepulciano, sia primaticcio, sia cordisco, o tardivo ...".

La presenza del vitigno Montepulciano in terra d'Abruzzo risale quindi ad oltre due secoli. Qui, grazie al particolare microclima della regione, ha trovato le migliori condizioni per vegetare e produrre vini di grande valore, pieni, robusti e al contempo eleganti e profumati. Il Montepulciano si può quindi considerare a tutti gli effetti un vitigno autoctono abruzzese ed attualmente conta per circa il 50% della superficie vitata regionale, ossia circa 18.000 ettari.

È un vitigno a bacca rossa, mediamente vigoroso, con foglia medio-grande pentalobata, grappolo mediamente compatto di forma piramidale conica, spesso alato, acino leggermente ovoidale con buccia pruinosa e consistente. È un vitigno piuttosto tardivo, poiché la maturazione si colloca quasi sempre nella seconda decade di ottobre. In linea generale il vitigno Montepulciano dà un vino dal colore rosso rubino con riflessi violacei, profumi di viola, ciliegia, amarena, frutti di bosco, liquirizia e tabacco. Buono anche da giovane, è ben disposto per l'invecchiamento in bottiglia.

Le aziende selezionate (produzioni Doc)

Etichetta: Montepulciano D'Abruzzo Colline Teramane

Etichetta: Controguerra Rosso Lumen

Etichetta: Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetic

Etichetta: Trebbiano D'Abruzzo Aldiano


 
 
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